Al Jazeera risponde a chi la vuole imbavagliare

Lettera aperta di risposta alle richieste di chiusura della prestigiosa televisione indipendente

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Tecnici e giornalisti al lavoro nella sala stampa del quartier generale della televisione satellitare Al Jazeera
Tra le richieste fatte dai quattro paesi arabi che tengono d’assedio il Qatar (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti ed Egitto) c’è quella di sbaraccare Al Jazeera. Questa che segue è la traduzione della lettera aperta pubblicata dalla prestigiosa testata giornalistica.


Al Jazeera Arabic è nata più di vent’anni fa con una missione ben precisa: fornire a tutto il mondo arabo delle informazioni affidabili e, a quel tempo, rappresentava un caso unico nel mondo arabo in cui i media erano controllati dallo Stato e spesso solo dei docili portavoce dei governi della regione. Al Jazeera era differente, una voce veramente indipendente, creata unicamente per ascoltare e segnalare storie umane altrimenti ignorate, per coprire gli eventi di tutta la regione con equilibrio e integrità e per chiedere conto ai potenti del loro operato.

In breve tempo Al Jazeera Arabic ha acquistato un fedele pubblico di milioni di persone che ritenevano le informazioni fornite vitali per conoscere ciò che accadeva attorno a loro. A tutt’oggi rappresenta il canale di notizie più seguito nel mondo arabo, e conta più spettatori di tutte le altre principali testate concorrenti messe insieme.

Al Jazeera English ha poi iniziato le sue trasmissioni nel 2006 con la stessa missione: fornire al mondo intero informazioni accurate, equilibrate e imparziali. Al momento questa versione inglese è seguita da decine di milioni di persone in oltre 130 paesi del mondo con un pubblico che rispetta il nostro impegno costante per un giornalismo dedicato a coprire in modo imparziale tutte le storie, senza secondi fini e con un’integrità totale che va oltre la versione ufficiale delle autorità.

La voce dei senza voce

In molte parti del mondo la libertà di parola (al pari di una stampa libera) è una norma comunemente accettata, ma in alcune parti del mondo arabo, questo diritto è spesso contrastato per fini strettamente politici. Oltre al diritto di sapere cosa sta succedendo nel mondo, le persone hanno anche il diritto a essere ascoltate e avere una propria voce con cui raccontare le loro interessanti storie. In tutti questi anni Al Jazeera è restata sempre fedele all’impegno di un giornalismo equilibrato che vuole scovare e illustrare storie che altrimenti sarebbero rimaste oscure dando una voce a gente che non la aveva.

E molti giornalisti di tutte le parti del mondo si sono uniti ad Al Jazeera proprio perché credono nella missione del buon giornalismo nel riportare storie non solo da tutto il mondo arabo ma anche da Africa, Asia, Europa, Nord e Sud America.I nostri oltre 3.000 dipendenti sono tra i più brillanti e diversi nel mondo e il loro impegno rende Al Jazeera ciò che è oggi. Oltre al quartier generale di Doha, abbiamo uffici in più di 70 sedi in tutto il mondo, e centri di trasmissione a Londra e Washington. Il nostro staff di giornalisti si distingue per il proprio coraggio, la passione e il senso di responsabilità con cui seguono direttamente gli eventi e li riportano con integrità.

La oltre ventennale fedeltà ad Al Jazeera da parte di milioni di spettatori che in ogni momento del giorno, in decine di paesi e su ogni piattaforma di distribuzione, scelgono Al Jazeera come fonte di informazioni, sono la migliore prova della qualità del nostro lavoro.

Imbavagliare Al Jazeera

Ci accusano di essere di parte, di aver favorito la primavera araba, di avere secondi fini e di favorire un gruppo su un altro. Rifiutiamo queste affermazioni e la nostra integrità è visibile su qualunque schermo, online e in TV. Chiunque può vedere e controllare la nostra copertura di eventi come la primavera araba e di come chiamiamo i potenti a rendere conto delle loro decisioni.

Ci accusano di pregiudizi, perché Al Jazeera è stato il primo canale arabo a mandare in onda politici e commentatori israeliani. Ma riteniamo che un buon giornalista debba ascoltare e poter criticare tutte quanti le parti in causa.

Ci accusano di estremismo per aver intervistato alcuni talebani, quando in realtà volevamo coprire tutti i lati della storia facendo loro tutte le domande scomode e mettendo in discussione le loro idee. Noi difendiamo la libertà di espressione e il diritto della gente a essere informati. Non ci schieriamo né siamo un portavoce d’interessi altrui. Siamo stati criticati perché il nostro giornalismo dimostra cosa sta succedendo, e talvolta i governi, le corporazioni o gli individui vogliono tenere nascoste le loro azioni.

In passato alcuni paesi che hanno voluto nascondere la verità hanno chiuso i nostri uffici come hanno fatto di recente Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti (UAE) ed Egitto. I nostri canali televisivi, tanto satellitari che online, sono stati bloccati dai governi che vogliono impedire ai loro utenti di vedere i nostri contenuti. Il personale di Al Jazeera è stato minacciato, fermato e ucciso solo per aver compiuto il proprio dovere di giornalista. I nostri colleghi in Iraq, in Siria e altrove hanno perso la vita nello svolgimento del loro lavoro.

Giornalismo imparziale e equilibrato

Non ci siamo tirati indietro neanche quando c’era da riferire notizie critiche e forse imbarazzanti anche all’interno del Qatar, ad esempio la situazione dei lavoratori nei cantieri edili e le accuse di violazioni dei diritti. Le nostre storie sono state attaccate da Bahrain, dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita perché abbiamo mostrato cosa stava succedendo. L’Egitto è andato anche oltre, imprigionando e condannando i nostri colleghi, il cui unico crimine era il loro impegno per un grande giornalismo.

Paesi come l’Arabia Saudita, il Bahrein, l’Egitto e gli Emirati Arabi possono imbavagliare i propri mezzi di comunicazione e la libertà del popolo di parlare ma, nonostante la pressione esercitata su Al Jazeera da questi paesi e le loro richieste per la nostra chiusura, noi abbiamo sempre coperto gli eventi mediorientali e del mondo arabo con imparzialità ed equilibrio, e continueremo a farlo.

Siamo una rete televisiva che è nata per ascoltare storie umane da ogni angolo del mondo e per assicurare che le nostre informazioni siano in grado di essere verificate dovunque e da ogni persona che guarda o legge le nostre notizie. Il tentativo di imbavagliare Al Jazeera è un attacco al giornalismo indipendente nella regione e una sfida alla libertà che ognuno ha di essere ascoltato e informato. Questo non deve essere consentito.

Siamo fermi nella convinzione che è nostra responsabilità fornire informazioni affidabili e dare una voce ai nostri intervistati e continueremo a fare il nostro lavoro con integrità e a raccontare le storie del mondo, da Kabul a Caracas, da Mosul a Sydney. Continueremo a essere coraggiosi nel perseguire la verità rispettando il diritto delle persone ad essere ascoltati.