Forchielli: Alitalia è persa, ma la politica deve tenerla a galla

Ma rimediare con soldi pubblici contribuisce al debito dell'Italia

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Alitalia è una partita persa da anni, impossibile da ridimensionare in termini di personale, ormai inappetibile per i concorrenti europei come Lufthansa. Eppure “conviene tenerla in piedi”: troppo fitta la rete di interessi incrociati che gravitano attorno alla compagnia di bandiera.
A dirlo è Alberto Forchielli, partner fondatore del fondo di private equity Mandarin Capital Partners, con un passato anche all’IRI nei primi anni novanta, quelli delle privatizzazioni.
Punto di partenza: il settore aereo è difficilissimo, “non fanno soldi nemmeno gli altri, figuriamoci Alitalia”, dice Forchielli al telefono da Boston.

Difficile, in questo clima, che si faccia avanti un acquirente. O anche solo ridimensionare Alitalia facendone una sorta di low cost: “Non ci si riesce, i concorrenti da sotto (come Ryanair, ndr) nascono per costare poco, fin dal primo bullone”, spiega Forchielli da esperto di ristrutturazioni aziendali.

Anche la strada di Swiss o Sabena sembra preclusa: “Sono passate dal fallimento, dalla bankruptcy, preparato bene dalle autorità in anticipo: erano pronti. Poi si sono scelti solo gli asset ancora utili, delle società è rimasto solo il marchio”. Una strada che l’Italia eviterà ad ogni costo. “Fatti i conti, conviene tenerla in piedi”, dice Forchielli di Alitalia.
“Sono tali e tanti gli interessi, dal personale, ai crediti delle banche alle garanzie, fino ovviamente ai voti, che la tieni in piedi”. Quale che sia la soluzione, tuttavia, per Forchielli “sarà un rattoppo. Un investimento senza ritorno ma alla fine è solo debito che si aggiunge a debito”.