Alpha Centauri stiamo arrivando! (I parte). Il nuovo viaggio intergalattico dell’umanità.

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    È in California, alla Singularity University, che sono venuto a conoscenza della “Breakthrough Starshot Initiative”, messa in moto nel 2015 dal magnate informatico russo – e fisico di formazione – Yuri Milner, e poi implementata nel 2016, con partner tanto eterogenei tra loro quanto di livello assoluto a livello planetario come i fisici Stephen Hawking e Freeman Dyson e il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg.

    All’inizio, nel 2015, viene presentato il progetto “Breakthrough Listen”: 100 milioni di dollari in dieci anni per individuare nei meandri dell’universo segnali di intelligenze extraterrestri attraverso l’utilizzo dei radiotelescopi di Green Bank, nel West-Virginia, del Parkes Observatory, in Australia, e avvalendosi, inoltre, dell’Automated Planet Finder dell’Osservatorio Lick, che effettua ricerche di segnali ottici con tecnologia laser. E, in stretta relazione, segue il programma “Breakthrough Message”, che vuole sviluppare un messaggio che possa “essere rappresentativo dell’umanità e della Terra e al tempo stesso compreso da intelligenze aliene”.

    Infine, pezzo forte della questione, il 12 aprile 2016 è stato presentato “Breakthrough Starshot”, ossia un’azione di altissima ingegneria aerospaziale che si propone di sviluppare dei velivoli intergalattici – leggerissimi e a propulsione laser – denominati “Starchip”. In grado di effettuare un viaggio fino ad Alpha Centauri, distante 4,37 anni luce dal nostro pianeta. Lo consentirebbe la velocità di queste Starchip, che sarebbero capaci di viaggiare tra il 15 e il 20% della luce nel vuoto, impiegando così, al massimo, una trentina d’anni per raggiungere Alpha Centauri e circa 4 anni per notificarlo alla Terra. Tutto ciò entro il 2036. Insomma pura fantascienza applicata alla realtà.

    Tanto per dire, dopo soli due minuti dalla partenza, la Starchip viaggerà già a un quinto della velocità della luce, ossia mille volte più veloce di qualsiasi altro manufatto umano! Mentre la vita massima di ognuna di queste micro-navicelle spaziali sarà di circa un ventennio. E saranno in grado di raccogliere dati scientifici sullo spazio interstellare e inoltre saranno dotate di una fotocamera digitale ad alta risoluzione per mostrarci dal “vivo” le immagini dei mondi lontani.

    Insieme ai già citati Milner, Hawking, Dyson e Mark Zuckerberg, nel direttore esecutivo compare anche Simon Peter “Pete” Worden, ex direttore dell’Ames Research Center della NASA. Inoltre, all’iniziativa, partecipano diversi altri scienziati di rilievo. E, come detto, anche se il progetto appare fantascientifico, non sembra ostacolato da vincoli scientifici insormontabili. Difatti servono “normali” avanzamenti tecnologici esponenziali che entro i prossimi due decenni dovrebbero sopraggiungere in maniera più o meno “naturale”.

    Entriamo nel dettaglio degli aspetti più fantascientifici, come la rilevazione Exoplanet. La missione Kepler – una missione spaziale della NASA, all’interno del programma Discovery, che ricerca “esopianeti” simili alla Terra fuori dal nostro sistema solare (la prima individuazione è del 1988) – dal 2009 ha contato oltre 3mila esopianeti in quasi 3mila diversi sistemi planetari. Mentre nel 2013 l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics ha stimato – dai dati di Kepler – che nella Via Lattea risiedano almeno 17 miliardi di esopianeti simili alla Terra. Questo in attesa delle rilevazioni del futuristico telescopio spaziale James Webb, che, lanciato nel 2018, offrirà una visione senza precedenti sugli esopianeti.

    Segue e termina giovedì 14 settembre.



    FONTE : Alberto Forchielli

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