CGIL Esteri: La smemorata di Collegno!

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L’Accordo Successivo attende un rinnovo da 17 anni! 

La CGIL Esteri ha diramato il 21.2.2018 un comunicato col quale, all’insegna di “il passato è passato”, scorda il disastro generato dai Sindacati confederali in ambito di contrattazione collettiva relativamente al personale a contratto.

Per correttezza, nonché per dovere di chiarezza nei confronti di tutti i dipendenti che ci leggono, vogliamo riassumere qui di seguito quanto avvenuto – o meglio NON avvenuto negli anni, grazie all’assenza con cui hanno brillato i Confederali ai tavoli sindacali – in ambito di attività pattizia rispetto a questa categoria, tenuto conto del fatto che le disposizioni in questione escludono comunque tutto il personale assunto dopo il 2000:

  • l’art. 1, comma 2 del CCNL comparto ministeri del 2.1999 estende l’applicazione delle norme pattizie al personale di nazionalità italiana assunto con contratto a tempo indeterminato dal Ministero degli affari esteri nelle sedi diplomatiche e consolari e negli Istituti italiani di cultura all’estero;
  • in data 4.2001 viene sottoscritto il primo e unico CCNL per il personale a contratto a legge italiana (cosiddetto Accordo Successivo) , all’interno del  quale, all’articolo 2 (applicazione degli istituti del CCNL), i Confederali si danno atto che NON sono applicabili al personale a contratto (sic!) norme dei contratti collettivi del comparto Ministeri. Pertanto diritti quali lavoro straordinario, aspettative, congedi per i genitori, tutela dei dipendenti in particolari condizioni psico-fisiche, tutela dei dipendenti portatori di handicap, diritto allo studio, congedi della formazione non trovano applicazione per i destinatari, con  grave danno giuridico ed economico dei medesimi;
  • l’art. 10 dell’Accordo del 2001 introduce il Fondo Unico, comunemente definito FUA, per il personale a contratto a legge italiana. Il comma “e” del medesimo articolo prevede che eventuali quote di risparmi di gestione vengano ridistribuite mediante  accordi tra le parti. Solo grazie all’UNSA, che apre un contenzioso con il MAE, poiché le proprie richieste di contrattazione rimangono inascoltate per anni, i residui vengono in seguito distribuiti ai legittimi destinatari con la stipula di accordi ad hoc,  tuttavia solo dal 2006 in poi. Dal 2001 al 2005, mentre la nostra Sigla chiede l’avvio della contrattazione per la ripartizione dei residui, i Confederali fanno melina, permettendo così che le rimanenze vengano restituite  al MEF, anziché corrisposte ai lavoratori;

–    il CCNL 12.6.2003, all’art. 25 prevede che il fondo unico per il personale a contratto sia ulteriormente incrementato di  € 530.000 annui con decorrenza 1 gennaio 2002, rideterminati in € 1.220.000 annui con decorrenza 1 gennaio 2003.

– Il CCNL 14.9.2007, all’art. 34 prevede che il fondo unico venga ulteriormente incrementato di € 550.000,00, con decorrenza 1.1.2007, rideterminati in € 1.190.000,00 dal 31.12.2007. Inoltre, viene introdotto il pagamento dell’intera retribuzione per i primi 90 gg di malattia.

I governi succedutisi dalla riforma “Brunetta” ad oggi  hanno poi congelato ogni  rinnovo contrattuale e solo la sentenza n. 178 dell’UNSA presso la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco contrattuale nella PA. 

Giungiamo, quindi, a quel fatidico 23.12.2017, quando, mentre i Confederali, in sede di trattativa, acconsentivano che i contenuti dell’art. 34 del CCNL 2007 scomparissero dal testo del CCNL in discussione, e con loro le integrazioni al Fondo Fua, la CONFSAL UNSA protestava con fermezza in sede Aran, chiedendo successivamente un incontro col Ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia.

Tale incontro avveniva qualche giorno dopo presso il Ministero della Funzione Pubblica e alla sola presenza dei rappresentanti CONFSAL UNSA.

Da quel momento in poi, grazie ad un lavoro condotto con Funzione Pubblica, Aran e la Federazione CONFSAL UNSA, si giungeva alla formulazione della dichiarazione congiunta n. 6, alla quale – a quel punto – nemmeno i Confederali potevano più sottrarsi, per non contravvenire loro stessi al disposto della sentenza n. 178 sopra citata.

I nostri assistiti sanno bene che la disinformazione, le sterili demagogie e anche le “dimenticanze” sindacali   NON CI APPARTENGONO.

La nostra politica sindacale è da sempre improntata su fatti concreti e sulla tutela di tutti i lavoratori del MAECI.

Dimostrino ora CGIL, CISL e UIL al personale a contratto del MAECI la fattiva volontà di restituire a questi lavoratori ciò che è stato loro negato negli anni a causa dell’articolo 2 dell’Accordo Successivo (vedi sopra), così come di garantire diritti e agibilità sindacali, ostacolati dai sindacati confederali a tal punto, da rendere addirittura necessaria una legge ad hoc (Legge n. 38/2012).

Dimenticavamo: già che ci siamo, che includano pure la rimozione dei collegi “apartheid”, da loro imposti anche in questa tornata elettorale in ambito di RSU.