DIFENDO LA BANCA D’ITALIA NON VISCO (per chi ricorda Baffi e Sarcinelli)

    0
    161

    Nemmeno ai tempi del “lurido” attacco portato nel 1979 a Paolo Baffi e Mario Sarcinelli dal potere Andreottiano, che puzzava di fogna e zolfo (più della prima), era successo che si attaccasse la dignità della Banca d’Italia

    E sì che l’attacco fu portato attraverso un magistrato assai discutibile, Antonio Alibrandi, che si ingeriva nei procedimenti che interessavano il figlio, un terrorista nero che fu ucciso a Labaro in uno scontro a fuoco con la polizia due anni dopo.

    E Baffi e Sarcinelli di dignità ne avevano in misura tale da surclassare la Regina d’Inghilterra e Cincinnato.

    Questa dignità all’epoca portò a una difesa collettiva della Istituzione e dei suoi rappresentanti, che sorprese l’ideatore della manovra, il quale voleva mettere sotto il tappeto lo sporco di Sindona e di ciò che si sapeva sarebbe uscito poi.

    Perfino la rivista satirica di estrema sinistra “Il Male” difese – anche se col suo modo ironico – i due “bersagli”; troppo era l’odore di regime.

    Ovviamente, Baffi e Sarcinelli, dopo la gogna pubblica uscirono dalle accuse menzognere a testa alta, ma non si ripresero mai nel morale, soprattutto il Governatore.

    Oggi la storia sembra minore.

    C’è un partito allo sbando, il PD, che non sa più a che santo attaccarsi per non essere nuovamente surclassato dall’onnipresente Berlusconi, sicuro di vincere grazie alla porcata di legge elettorale fatta per far fuori il M5S.

    Ci sono due politici da poco, Renzi e Boschi, che si devono vendicare.

    Ma siamo sicuri che sia così?

    Oppure questo attacco violento ad un’istituzione importante oggi prosegue un progetto di potere, anche se la prima fase è andata a vuoto, quando si voleva eliminare il bicameralismo e apportare un aumento perverso dei poteri del premier?

    *   *   *

    Ignazio Visco, lo dico subito, non è un gran Governatore.

    Senza andare indietro nel tempo; non ha la conoscenza dei meccanismi del sistema e dello Stato che aveva Guido Carli; non ha la cultura e la grandezza di Paolo Baffi; non ha la capacità di capire, comprendere e saper dare sempre la risposta giusta di Carlo Azeglio Ciampi.

    Non sa nemmeno fare politica come la sa fare Mario Draghi.

    Insomma, è un po’ un turacciolo nei flutti che oggi paga colpe non sue, oltretutto difendendosi malamente (orribile il siparietto da Fabio Fazio. Dove si è mai visto un Governatore che si deve difendere davanti al pubblico televisivo in domenicali maniche di mutande?).

    La stessa Banca d’Italia non è esente da colpe; ma non di cattiva gestione della Vigilanza, bensì delle risultanze ispettive che ha costantemente tirato fuori con professionalità.

    Occorre, però, fare un po’ d’ordine.

    Mettiamo a posto un po’ di date.

    Mario Draghi è Governatore della Banca d’Italia dall’ottobre 2005 al dicembre 2011.

    Fabrizio Saccomanni è Direttore Generale della Banca d’Italia dall’ottobre 2006 all’aprile 2014.

    Anna Maria Tarantola è Vice Direttore della Banca d’Italia dal 2009 al giugno 2012, ma già dal 2007 è funzionario generale preposto alla Vigilanza Bancaria e Finanziaria.

    Questa triade è stata in sella durante le ispezioni più importanti presso le Banche che poi avrebbero tristemente riempito la cronaca nera e finanziaria di questi ultimi anni.

    O meglio, Mario Draghi era seduto nella scrivania di Governatore per avere il trampolino più alto per saltare ancora più su; ritengo abbia battuto tutti record di punti tra Millemiglia e Cartafreccia per i viaggi che ha fatto, specie in Europa. Ha governato bene, ma con un profilo alto, molto più manageriale e internazionale, che da grand commis di Stato. Lo ha potuto fare anche perché, per un purtroppo breve periodo, il grandissimo Tommaso Padoa Schioppa era Ministro dell’Economia.

    Fabrizio Saccomanni sarà ricordato probabilmente più per i sonetti romaneschi. Non è colpa sua; venire dopo un grande come Enzo Desario non è per nulla facile. Se poi finisci per fare un dimenticabilissimo Ministro del Tesoro nel Governo Letta (stai sereno) non è che ti garantisci un posto nella storia.

    E poi c’è LEI, la nostra vera Lady di Ferro, che di Tatcheriano ha anche l’acconciatura a cofana, oltre che il carattere tosto (ne sanno qualcosa in RAI) che il sistema lo conosceva benissimo.

    Orbene, quando sono avvenute le principali ispezioni in alcune delle aziende che qui interessano?

    • Monte dei Paschi di Siena: l’ispezione che scopre i derivati Alexandria e Santorini è del 2010 e nel 2011 gli atti vengono mandati alla Consob. C’è una seconda ispezione nel 2011. Secondo Milena Gabanelli, i problemi non sono in Banca d’Italia[i];
    • Banca Popolare di Vicenza: la prima è nel 2001. Già da quella si poteva e doveva capire. Le altre saranno a cascata fino all’ultima della BCE nel 2015 che apre la fogna;
    • Banca Etruria: 2012, 2013 e 2014. Quest’ultima, terminata nel 2015, constata che la Banca, malgrado le prescrizioni rese a seguito delle precedenti ispezioni non riesce a uscire dalla palude e quindi porta all’esito che tutti conosciamo. Ricordo che il problema delle Obbligazioni subordinate rientra nella sfera di controllo della Consob, quello sì un organismo che andrebbe radicalmente riformato e messo in grado di lavorare fuori dalle panie della politica.

    Lascio perdere le altre banche, tanto viaggiamo sempre in quei lassi temporali.

    Cosa, quindi, si vuole imputare a questo Governatore se non, paradossalmente, di essere stato travolto dalle ispezioni disposte dai suoi predecessori e, soprattutto, di essere stato debole, troppo acquiescente verso i Governi Renzi prima e Gentiloni poi, entrambi accomunati dalla presenza di un Ministro dell’Economia che quando se ne andrà sarà un bene per tutti?

    La figura indecente col primo tentativo di salvataggio di Tercas, che Margrethe Vestager ancor ride, è del Governo Renzi.

    Il decreto osceno che ha portato le quattro banche in risoluzione è del Governo Renzi. Magari la Banca d’Italia avesse alzato il ditino per dire che, tecnicamente, era una boiata.

    La riforma delle popolari del 2015, che è un obbrobrio, tanto che si è ancora in attesa di una sentenza della Suprema Corte, che arriverà solo a gennaio 2018, è del Governo Renzi.

    La riforma delle BCC è del Governo Gentiloni, sempre col solito Ministro dell’Economia. Questa riforma ha suscitato perplessità nelle stesse BCC che avevano presentato un loro progetto di autoriforma. Infatti, la Toscanissima Banca di Cambiano (eccellente banca) ha deciso di pagare pegno (cioè pagare allo Stato il permesso di diventare SpA con una parte di patrimonio) e uscire dal sistema cooperativo

    Qui mi fermo con la “storia”, tanto questo è solo un articolo da due soldi.

    Mentre scrivo però (mercoledì 18 ottobre 2017) leggo che Renzi prosegue a sproloquiare, dicendo che sulle banche alla Vigilanza è successo di tutto, agendo con una protervia che fa disgusto al solo sentirlo.

    Chissà se la Commissione ci spiegherà cosa ha fatto Papà Boschi ad Arezzo e, soprattutto, come ha scritto Ferruccio De Bortoli, se Maria Elena Boschi si ingerì facendo pressioni su Unicredit. La Signora non ci ha voluto dare la soddisfazione di una querela, così avrebbe potuto dimostrare in tribunale che non era vero.

    Può darsi, come scrive sempre oggi il Corriere della Sera, che Renzi attacchi per far dimenticare il suo ruolo nelle banche.

    Ma resta il fatto che esisteva già una Mozione dei Cinque Stelle perché si prendesse una via diversa nella scelta del Governatore. Era una mozione forse anche più dura, ma rivolta a un metodo e a una richiesta di rafforzamento della Vigilanza.

    Renzi e sui pretoriani invece hanno preferito portarne una loro, senza nemmeno avvisare il governo e ingaggiando poi con questo una lotta di “limature” (ma nessuno di TUTTI costoro conosce la parole vergogna e sudditanza?)

    Uno sfregio istituzionale inaudito

    *   *   *

    Oggi forse Ignazio Visco dovrebbe fare un passo indietro autonomamente, chiarendo che lo fa per evitare che aprano speculazioni di basso impero sul suo nome per trascinare la Banca d’Italia. Gli conviene; da oggi sarà sempre un bersaglio per qualcuno. Meglio uscire con dignità e a testa alta.

    E bene farà il Governo a guardare alla successione dentro la Banca d’Italia dove uomini che ne sanno di Vigilanza, sanno scrivere e hanno scritto senza timori e con gran competenza, ve ne è a iosa. Non si può permettere che una uscita dittatoriale possa far andare le cose come nemmeno ad Andreotti e sodali era riuscito.

    Sarò esagerato a preoccuparmi di azioni di regime.

    Però Castiglion Fibocchi è in provincia di Arezzo.

    [i] http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/gabanelli-smonta-grande-truffa-siena-se-procura-milano-dice-103799.htm