Giù le mani dai servizi consolari!

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    Da anni il Coordinamento Esteri della Confsal- Unsa ripete che il passaggio dei servizi consolari ai patronati all’estero è un percorso pieno d’insidie e pericoli. Il pericolo numero uno è la conseguente e inevitabile riduzione del numero di lavoratori MAECI sulla Rete estera. Le insidie poi non si contano nemmeno. Finalmente è chiaro anche al MAECI che è poco ragionevole affidare i servizi consolari a enti che all’estero non hanno nemmeno una chiara veste giuridica. In Svizzera, Germania, America Latina e altrove vedrete targhette di ottone luccicanti che li definiscono ora associazioni, ora “filiali” delle loro centrali romane, ora annidate in organizzazioni sindacali estere, mentre sfuggono al controllo dei Consolati “scordandosi” di doversi registrare per le verifiche di legge. Vesti giuridiche variopinte come gli hippies degli anni sessanta che non offrono affidamento e garanzie come, ad esempio, quelle necessarie nel trattamento dei dati personali di cittadini che, a tutti gli effetti, hanno diritto alla tutela garantita dalla legge italiana sulla privacy sia in Italia sia all’estero.

    Lo abbiamo detto, lo abbiamo scritto, lo abbiamo ripetuto fino alla noia:

    GIÙ LE MANI DAI SERVIZI CONSOLARI!

    I servizi consolari ai Consolati. Ma i Consolati devono essere rafforzati in quanto a personale di ruolo e a contratto, devono essere ammodernati, messi in condizione di poter essere efficacemente e dignitosamente al servizio di una collettività italiana all’estero in crescente aumento.

    Finalmente il MAECI sembra aver preso coscienza del fatto che intraprendere una passeggiata su un sentiero minato porta in una sola direzione: nell’alto dei cieli!

    POSSIAMO QUINDI DIRE MISSIONE COMPIUTA, MA SOLO A METÀ

    Solo a metà, poiché il Dicastero degli Esteri pare avere ancora gli occhi bendati sull’impiego dei Consoli Onorari. Cecità e amnesia. Amnesia poiché il MAECI si è dimenticato a cosa servivano i Consoli Onorari: funzionari senza stipendio, che “honoris causa”, inauguravano qualche mostra, tenevano alta l’immagine del Paese ed emettevano qualche foglio di viaggio al turista italiano che aveva perso il portafogli sotto le palme di qualche spiaggia sperduta di un paese esotico, dove non valeva la pena tenere in piedi una “regolare” rappresentanza consolare. Il MAECI si ostina invece nel voler trasformare onorate persone private, amanti dell’Italia, in impiegati consolari che vanno in giro a raccogliere dati biometrici per i passaporti in mezzo agli emigrati. Questo per quanto riguarda la perdita della memoria.

    Per quanto riguarda poi la perdita della vista, la Farnesina continua a restare cieca di fronte a tutti i disagi che insorgono ovunque sia attivo un console onorario al posto di un vero e proprio Ufficio Consolare. Ciechi sì, ma anche sordi, poiché la Dirigenza del MAECI continua a non ascoltare gli allarmi lanciati dai Consoli nei centri di nuova e vecchia emigrazione, che quotidianamente hanno a che fare con i loro colleghi “onorari”.

    I CONSOLI “VERI” DEVONO CORRERE CONTINUAMENTE A SOCCORSO DI QUELLI “ONORARI”

    E chi ne paga le pene, sono i connazionali e gli impiegati consolari sottoposti al ruolo di pompieri “funzionari itineranti”, al fine di evitare lo “scoppio” d’intere collettività.

    Le nozze con i fichi secchi non si possono fare, inutile tentare, com’è del resto inutile tentare d’avere una botte piena e una moglie ubriaca.

    BASTA CON GLI ESPERIMENTI, BASTA CON LE FANTASIOSE STRATEGIE. VOLETE SERVIZI MIGLIORI PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO? ALLORA SERVONO PIÙ SEDI CONSOLARI E PIÙ IMPIEGATI DA ROMA E IN LOCO, E,  PER FAVORE, CHE NON SIANO PRECARI. CHE SI RACCONTI QUESTO AL CGIE. PUNTO E BASTA!

    E a proposito di CGIE.  È giunto il momento che la realtà “ministeriale” sia spiegata al Comitato anche da un altro punto di vista: QUELLO DEI LAVORATORI MAECI IN SERVIZIO SULLA RETE ESTERA.

    I lavoratori, cioè, che nel CGIE vedono anche un portavoce, un difensore e un alleato al momento in cui nessuno sembra volersi occupare, oltre al nostro Sindacato:

    • delle condizioni sul posto di lavoro di tutto il personale;
    • di un’indennità di servizio all’estero che non motiva più nessuno a servire il Paese in condizioni sempre più estreme;
    • delle condizioni contrattuali del personale a contratto;
    • dei mancati adeguamenti salariali agli impiegati locali anche da 16 anni!! Nell’anno in cui si tratta col Governo per gli aumenti ai dipendenti pubblici, nessuno sa che i dipendenti a contratto del MAECI sono ancora regolati da una legge capestro, il D.Lgs.103/2000, che rende gli adeguamenti stipendiali una pura discrezionalità della Farnesina, escludendo, giustappunto per legge, ogni forma di contrattazione fra le parti.

    MENTRE IL MAECI RACCONTA AL CGIE LA SUA STORIA, CHE IL CGIE RACCONTI LA NOSTRA

    Che il Comitato Generale degli Italiani all’estero testimoni quanto sia necessario il rafforzamento della Rete consolare, la tutela degli operatori consolari sia inviati da Roma sia assunti in loco, affinché possano dare il meglio ad una collettività sempre più numerosa e sempre più bisognosa di attenzione;

     che il CGIE chieda al MAECI di fornire strumenti informatici adeguati alle necessità degli Uffici consolari, invece di fornire strumenti-giocattolo ai consoli onorari per la raccolta di dati che non potranno nemmeno essere memorizzati dai computer ormai obsoleti dei Consolati;

     che il CGIE testimoni, con riferimento alle norme del lavoro estere, l’arretratezza delle previsioni contenute nel decreto legislativo 103, che elude ogni equità nonché parità di trattamento nei confronti del 50% dei dipendenti della Farnesina.

     

    Roma, 23 novembre 2017                    CONFSAL UNSA COORDINAMENTO ESTERI