INCA-CGIL diritti irrinunciabili, diritti indisponibili!

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I fatti che voglio esporre ricadono sotto il più recente e forte slogan usato dalla organizzazione promotrice  del Patronato Inca-Cgil “diritti irrinunciabili, diritti indisponibili”!

1) Diritto alla assistenza ai genitori in stato di grave malattia con rischio di decesso. Nel periodo di gennaio 2017, mia madre si ammala gravemente. Essendo figlia unica e vista la gravità della situazione, debitamente documentata con dei certificati medici, chiedo al mio datore di Lavoro Patronato Inca Cgil di Monaco di Baviera,  di poter usufruire delle ferie. Le stesse sono state negate e ciò mi ha costretto a fare la spola Monaco Como nei fine settimana per assisterla per quanto possibile e nel contempo ho dovuto affidare le cure di mia madre ad una estranea/badante. Ho accumulato tanta stanchezza e stress ed il 31 gennaio 2017, sono scivolata durante il percorso stradale per arrivare al mio posto di lavoro “Patronato Inca “ di Monaco che faccio abitualmente per andare in ufficio, rompendomi il braccio destro. Non potendo più guidare la macchina ho dovuto necessariamente rinunciare ai viaggi verso Como.

2) Dopo 3 settimane di malattia   mi è stato tolto il gesso e mi è stata diagnosticata una Algodistrofia – detta anche CPRS (causata dall’incidente sopra menzionato) che mi costringe a proseguire la malattia (che per inciso dura tuttora ininterrottamente dal 31 gennaio 2017): la Algodistrofia è una malattia rara, coinvolge dolorosamente il sistema nervoso simpatico  ed é molto invalidante. Incurante della mia personale situazione, l’ufficio mi fa recapitare in successione le tre ammonizioni che fanno presagire la volontà di licenziare. Per tutelarmi inoltro domanda di invaliditá e appena la comunico al Patronato ricevo per posta la lettera di licenziamento  senza neppure attendere la definitiva riabilitazione e guarigione. Anzi senza neppure sapere di che malattia fossi affetta. Non sono MAI stata contattata personalmente da nessuno e quando l’ho fatto io non ho ricevuto risposta alcuna.
Il rammarico che emerge, rileggendo la mia storia personale è la totale mancanza di solidarietà dei miei colleghi e dei miei superiori nei confronti di una persona che stava e sta soffrendo psicologicamente e fisicamente.
Sono stati violati dei diritti previsti (Camusso : irrinunciabili e indisponibili) da apposite norme ma soprattutto sono stata violata come “persona” dalle stesse “istituzioni” che proclamano la difesa dei diritti degli stessi lavoratori.
Avrei potuto difendermi appellandomi all’Ausländerbeirat e al Comites ma ironia della sorte in quel contesto “protetto” avrei trovato la stessa persona che mi ha licenziata (con evidente conflitti di interessi a quanto mi risulta ) e tale situazione mi ha dunque costretto ad accettare la transazione proposta dal giudice del lavoro di Monaco il 24.07.2017. Attualmente non mi sono state liquidate le ferie non godute. Mi meraviglia molto che la stessa persona che maltratta il personale possa poi anche pubblicamente trovarsi a esercitare il ruolo di difensore dei lavoratori. La mia attuale situazione è la seguente:

3) Essendo single posso contare solo sulle mie entrate e in questo momento la mia malattia non mi permette di svolgere alcun lavoro.

4) Non ancora mi sono state nemmeno liquidate tutte le mie competenze post licenziamento. E´una assoluta vergogna la controversia e l‘ assenza totale di ottemperanza da parte del datore di lavoro. Sto aspettando da 8 mesi il pagamento delle ferie non godute.

5) Nel 2016 il Patronato mi aveva costretto a lasciare anche il mio secondo lavoro, che oggi mi avrebbe fornito un minimo di sussistenza economica, sebbene non emergessero situazioni incompatibilità tra i due lavori. Per inciso. Solo l’intervento del giudice ha fatto sì che venisse rispettato il contratto di lavoro, che con lettera raccomandata era stato modificato in un punto.

6) Dal 12 febbraio al 12 marzo 2018 sono nuovamente ricoverata in clinica (è la terza volta in un anno), per effettuare la terapia del dolore.
Credo che i fatti esposti siano sufficientemente esaustivi. Non sono stata l’unica che ha subito queste ingiustizie e come me altri, che magari hanno meno “forza” per combattere e questa mia lettera dà voce a tutte le persone a cui sono stati violati i propri diritti e che attendono impotenti che la giustizia faccia il suo corso, perché prima di “numeri” siamo delle “persone”.
Al momento ho una assistenza da parte dell’assicurazione  infortuni VBG di Monaco di Baviera, per agevolare il mio futuro rientro nell’ambiente lavorativo, che oltre alle cure mediche sostenute da un anno, propone ora una misura di sostegno economico per la durata di 12 mesi per il datore di lavoro che vorrá assumermi.
Naturalmente sarebbe una naturale continuità rientrare nell’ambito della comunità italiana di Monaco, dove peraltro sono molto conosciuta, per cui Le chiedo cortesemente di volermi segnalare o indirizzare per eventuali posizioni aperte presso uffici o imprese italiane di cui dalla Sua posizione potrebbe venire a conoscenza più facilmente, per tornare in qualche modo al mio posto, a fare quello che so fare meglio : contatto con il pubblico. Piena di buoni propositi come sono sempre stata e assolutamente determinata a dare il mio supporto  alla comunità italiana a Monaco che ne  ha bisogno. Sarà naturalmente mia premura interessarmi anche riguardo ad eventuali concorsi presso il Consolato.

Per me è un momento insopportabilmente delicato sono certa facilmente intuibile. È stato per me un incubo senza fine ed una violenza che non solo mi ha segnata per sempre, ma che ha coinvolto e stravolto anche la mia famiglia.

L’effetto più devastante è stato quello di aver minato la mia credibilità, ed è proprio in questo particolare della vicenda che entra in gioco la parola rispetto. Un persona che lavora nel sociale che non è credibile non è in grado di portare avanti con forza le istanze nelle quali crede. Una persona che non è credibile viene attaccata, anche in maniera strumentale e le sue battaglie perdono energia vitale.

Una persona che non è credibile non viene presa sul serio nell’ambito lavorativo, la mancanza di credibilità non mi permette di portare avanti quello per cui mi sono sempre impegnata (anche aprendo un ufficio presso la DRV di Landshut, collaborando con la Bürgerhaus di Landshut, con la DRV di Augsburg) e qui torno alla parola rispetto – perché è proprio la combinazione del rispetto per le persona ed il rispetto per me stessa che   mi ha fatto comprendere che in queste condizioni non potrò utilizzare al meglio il tempo che ho a disposizione, magari venendo riconosciuta ed apprezzata.