Uno smartphone film per i disperati di Manus Island

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Al problema dei migranti che sbarcano sulle coste italiane il leader leghista Matteo Salvini propone spesso la ‘soluzione Australiana’, che consiste nel relegare i ‘boat people’ in un isola lontana.

Dal 2012 l’Australia ha infatti allestito un campo profughi sull’isola Manus, nel nord della Papua Nuova Guinea, che al momenta ospita 861 rifugiati le cui condizioni di vita sono state sempre tenute gelosamente nascoste ai vari media. Almeno sino ad ora.

Infatti lo scorso Novembre è stato completato il montaggio di “Chauka – Please tell us the time” il primo documentario su uno questi campi che è stato girato di nascosto usando solo uno smartphone dal richiedente asilo Behrouz Boochani, detenuto nell’isola da quattro anni. Boochani, un giornalista curdo dell’Iran, ha impiegato mesi per inviare le riprese video al suo collega olandese Arash Kamali Sarvestani utilizzando la lenta connessione internet dell’isola.

Behrouz Boochani
Behrouz Boochani

I due si erano conosciuti tramite Facebook, ed ora hanno inviato il loro film ai vari festival del cinema con la speranza di trovare un distributore coraggioso. “ Chauka” è infatti un film scomodo che mostra come i detenuti del campo vivono come una vera tortura l’incertezza della loro sorte e la prolungata detenzione, che spesso sfocia in atti di violenza verso gli altri, ma sopratutto contro se stessi.

Le pratiche di trasferimento

Lo scorso Aprile la Corte Suprema della PNG ha stabilito l’incostituzionalità del centro di detenzione dell’isola Manus e ne ha ordinato la chiusura, che dovrebbe avvenire non oltre il 31 di Ottobre di quest’anno. Il governo Australiano aveva pertanto iniziato una trattativa con quello statunitense per trasferire negli USA gli occupanti del campo. La metà di loro sono stati recentemente intervistati e fotografati da funzionari americani, che hanno anche rilevato le loro impronte digitali. A chi supererà gli stringenti criteri di selezione il Resettlement Support Center offrirà la necessaria assistenza medica, abitativa, e di altri servizi essenziali come la ricerca di un nuovo lavoro, ma solo per un periodo che va dai 30 ai 90 giorni.

Sulla sua pagina Facebbok Behrouz Boochani si chiede invece cosa succederà a tutti quanti gli altri richiedenti asilo, in quanto su questo punto il Ministero della immigrazione australiana non ha fatto sapere nulla.